Leadership: perchè è caduta così in basso

Gabriele Cazzulini
0 commenti
Blog


blog1

21 agosto 2016


La leadership, quella di una volta, quella del carisma, dei profeti, dei messia, dei re che cambiavano la storia e degli imprenditori che creavano ricchezze favolose, si è ripiegata in una specie di esaltazione collettiva verso leader improvvisati, che non hanno niente da dire di eccezionale, ma nonostante ciò sono venerati come divinità da folle di sudditi sui social media. Perchè?

LA VECCHIA LEADERSHIP INVISIBILE

Fino a vent’anni fa non c’era molto interesse popolare su cosa mangiasse a colazione il fondatore di IBM. Nemmeno Gianni Agnelli o Giorgio Armani erano venerati per i libri che leggevano o per come gestivano il loro tempo. Warren Buffett, George Soros e pochi altri salivano agli onori della cronaca quando si pubblicavano le classifiche di Fortunes o scoppiava qualche scandalo degno di un rotocalco. Poi basta. Il leader di una volta non amava un eccesso di visibilità. Chi viceversa godeva di fama era il personaggio del mondo dello spettacolo: ma attori, registi, produttori non erano considerati “leader”, capi, condottieri, innovatori. Essere conosciuti non voleva dire anche essere considerati una guida, anche al di là del proprio campo.

IL NUOVO LEADER E’ UN DIO

Oggi il leader è un dio: può chiamarsi presidente, imprenditore, attore, calciatore, inventore, chef, non importa. Essere un leader viene considerato uno dei valori più alti. Zuckerberg, Musk, Bezos, Thiel, Cook, ma anche Cristiano Ronaldo, Shakira (si scrive così?), Vin Diesel, Jimmy Fallon, persino Davide Oldani e Joe Bastianich … sono loro il nuovo Olimpo: maestri nel fare enormi guadagni e anche maestri di pensiero, stile, successo, cucina, sport, divertimento, letture … . Sono la punta più alta di una piramide di potere alla cui base ci sono i followers, i seguaci, che realmente “seguono” il loro leader. Se fossimo al tempo dell’antico Egitto, sarebbe un discorso attuale e allineato alla cultura del potere di quell’epoca. Nel 2016, dopo Cristo, dopo due guerre mondiali e decine lotte per i diritti civili, è un po’ deludente.

Il leader viene rappresentato come una persona dotata di caratteristiche straordinarie, non solo nel suo specifico campo di attività, ma a 360 gradi, in tutta la sua vita. E’ un esempio di perfezione che va emulato, non solo nell’aspetto fisico (come veste, come cura il suo corpo, …) ma soprattutto nell’aspetto mentale. Ecco un grande cambiamento: non basta apparire leader; bisogna pensare da leader. Dall’emulazione fisica all’emulazione mentale: una volta si chiamava rischio di essere plagiati o subire lavaggi del cervello.

Una volta si temeva e si denunciava il “culto del leader”: roba da dittatori, tra giganteschi manifesti e onnipresenza della “faccia” del leader per imporsi nei cuori e nelle teste dei sudditi. Deprecabile. Oggi il culto del leader si è fatto più “dolce”, ma non meno diffuso: sono gli stessi utenti ad impegnarsi, volontariamente, a diffondere l’icona e il verbo del leader, ogni giorno, ogni momento. A studiare i leader, a sforzarsi di apparire e pensare come loro. Lo zelo acritico è una virtù tipica del suddito.

IL LEADER IN AZIENDA, DEUS EX MACHINA

Forse i grandi modelli organizzativi del Novecento, forse il valore della tecnocrazia e del management, forse i valori stessi sono stati licenziati dalle aziende di oggi, che sopravvivono puntando molto, forse troppo, sull’accentrare intorno al leader, nelle alte sfere come in quelle esecutive, il punto di riferimento per condurre l’azienda. Il leader è proprio qui l’esempio non solo di dedizione, bravura, ma anche di stile di vita, “look” personale, capacità di ascolto, empatia, capacità di risolvere i problemi partendo da se stesso anziché da codici etici o tecnici ormai fuori uso. E’ l’interfaccia dell’azienda, con l’azienda. 

IL LEADERISMO COME NUOVA STRUTTURA SOCIALE

Il leader non è solo un elemento in sé. Il leader è una struttura perchè coinvolge un secondo elemento: i seguaci. Ma non è una relazione variabile, dinamica. E’ una struttura, fissa e predefinita, cioè è una struttura di potere: il leader dice e fa, i seguaci lo seguono. Anche in economia: il leader è il polo su cui si muove l’azienda. Come nel capitalismo di Marx, la relazione tra leader e seguaci diventa una nuova struttura della società. Il culto del leader, il suo prestigio, la sua fama,  è soltanto la sovrastruttura ideologica che giustifica il rapporto di potere, assoluto, tra leader e sudditi.  Ma in questo caso economia, politica, cultura, vita quotidiana, tutto confluisce in un unico elemento: il leader, fonte di autorità e quindi di influenza – caso strano, il marketing, specialmente digitale, è innamorato pazzo dell’ “influencer marketing” che paga a peso d’oro un qualunque leader che si rispetti per ottenere in cambio un selfie col prodotto o un tweet.  

IL RISCHIO DELLA LEADERSHIP CONTRAFFATTA

A parte i casi eclatanti di leader che sono realmente leader, gli altri chi sono? Possibile che la figura stessa del cuoco sia diventata così invitante, rispettata, adorata? Cucinare con abilità è un po’ come saper fare bene un bucato, guidare un’automobile con destrezza, … insomma, attività quotidiane delle persone. Chi ha più bravura e chi meno. Ma perché il cuoco oggi è accostato, anzi è un imprenditore di successo internazionale, un maestro nello stile di vita, un personaggio che emana ogni tipo di virtù? Sono solo cuochi arricchiti e ingrassati dai media. Il caso del cuoco è il caso tipico di leader finto: non cambiano nulla, non dicono nulla di straordinario e loro stessi sono persone come tante altre. Ma la congiuntura presente premia questo tipo di figura e i cuochi lo hanno capito: soldi a palate, ricette spericolate, tanta televisione. Risultato? Folle di sudditi in adorazione.

I SOCIAL MEDIA? UNA PARROCCHIA DI SUDDITI

I social media hanno un’ottima reputazione per la libertà d’accesso, il libero pensiero, il costo quasi zero e il diritto di fare selfie con facce da cani su Snapchat. Tutti nobili motivi che fanno gioire nei loro sepolcri i fondatori della democrazia. Ma quando si tratta di leader, scatta subito il meccanismo opposto: pochissimo spirito critico, tantissima attività di diffusione del verbo del leader. Basta un “like” e uno “share”. Non c’è bisogno di commentare. Si ascolta, si ripete, si emula. In una chiesa, di qualunque religione, non si fanno commenti. Però in una vecchia chiesa ci sarebbe il sacerdote come anello intermedio tra umano e divino. Qui invece c’è il dio in persona, cioè il leader. L’opinione è peccato. Il carattere paritario e orizzontale della comunicazione “social” è in realtà un abisso verticale incolmabile. E’ davvero un rapporto di potere “altimetrico”: in alto ci sono i leader; in basso i follower, che il leader segue in rarissimi casi. Il comandamento è seguire il leader senza sognarsi di essere seguiti a sua volta. “Io seguo”, basta questo.

PICCOLI LEADER CRESCONO

Chiaramente in un’epoca confusa e terrorizzata come questa è forte la domanda di punti di riferimento, perchè le Chiese di una volta sono deserte, le fabbriche sono archeologia industriale, le ideologie politiche sono roba da libro di storia. Ottimi fertilizzanti per far crescere il culto del leader – e anche i leader stessi.

Meglio essere un suddito o un dio? Ovvio. Allora ecco folle di aspiranti leader che ci provano. Una volta gli imitatori erano intelligenti e ironici. Imitavano i potenti con senso critico e irriverente. Oggi questi imitatori di leader sono un patetici nel modo con cui provano a dire qualcosa “da leader”, a sciorinare consigli su come fare qualunque cosa con successo, da una startup fino alla pulizia dei denti. Almeno ci saranno ottimi tutorial di “specialist” e “strategist” del filo interdentale. 


Lascia un commento

*Campi obbligatori. L'indirizzo email non verrà pubblicato.


Commento

Nome*
Email*
Web



Partners

condividere è un'azione di altruismo

sui miei profili social puoi trovare idee, scoperte, contatti per arricchire il nostro lavoro

Grazie della visita!